Vengono in mente esempi celeberrimi: dal trentatreesimo, suplime canto del Paradiso dantesco alla canzone petrarchesca ("Vergine bella, che di sol vestita"), all'inno manzoniano Il nome di Maria. Non dimenticando che quella Donna ha fatto breccia anche in cuore insospettabili: per esempio, il caso dell'autore dell'Inno a Satana, il terribile massone mangiapreti, l'autore di blasfeme invettive contro il "semitico nume", cioè contro Gesù stesso ("Cruciato martire tu cruci gli uomini, /tu di tristizia l'aèr contamini...")? Ma sì, proprio Giosuè Carducci, acclamato come Vate dall'Italia "legale" ottocentesca, che voleva sradicare il cattolicesimo del popolo e cacciare in esilio un papato che considerava ormai un moribondo patetico. Ebbene, in una delle sue ultime composizioni poetiche, il vecchio leone - che era stato a lungo non solo anticlericale, bensi decisamente anticristiano, nostalgico di una paganità solare - cedette proprio alla suggestione della Madre del "semitico nume" contro il quale aveva inveito. Ci ha dato così quelle ultime quartine de La chiesa di Polenta che sono, forse, tra le cose più belle scritte sulle emozioni date dal suono serale dell'Ave Maria ("...una soave volontà di pianto /l'anima invade...").
Se ci si mette su questa strada, le sorprese sono a ogni svolta. Ben pochi, sarebbero in grado di indovinare l'autore di versi che iniziano con un "O Regina degli angeli, o Maria, / ch'adorni il ciel co' tuoi lieti sembianti", e che proseguono cantando cose come: "Io spero in te ed ho sempre sperato: /vagliami il lungo amore e revente, / il qual ti porto ed ho sempre portato". Ebbene, la citazione è dalle Rme di Giovanni Boccaccio, maestro di ben altro che di devozioni religiose."
Maria Grazia Fida
Università degli studi di Parma
Maria Grazia Fida
Università degli studi di Parma